“Carcere vecchio di Catania”: una frase scritta con il sangue

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Chi ha scritto con il sangue: «Mai ci siamo sentiti così liberi come ora che siamo in carcere per la libertà della patria»?

Il tempo e la memoria saranno i custodi del nome di chi ha vergato questa frase, che è stata trovata nella cella numero 9 del carcere di piazza Pietro Lupo, tra via San Giuliano e via Ventimiglia, a Catania. Lo hanno sempre chiamato “Carcere vecchio“, più per abitudine che per verità storica. Catania, infatti, ha avuto altri carceri ancora più vecchi di questo. Uno è stato il Castello Ursino. L’altro, in piazza Duomo, nell’antica dimora del marchese di Raddusa.

L’edificazione del complesso di piazza Pietro Lupo, attualmente destinato a uffici della Polizia di Stato, iniziata nel 1825, fu ultimata nell’anno 1831. Il progettista, l’ingegnere Mario Musumeci, lo aveva concepito come un edificio di struttura massiccia, a pianta quadrata e alto due piani, capace di ospitare una popolazione carceraria di circa seicento detenuti. Il trattamento nelle patrie galere doveva essere all’avanguardia rispetto ai tempi. Una prova? Il complesso è molto luminoso, disponendo di ben centoventicinque finestre. Ha svolto la sua funzione per oltre un secolo, precisamente fino al 1935, anno di inaugurazione del nuovo carcere, in via Ipogeo. La scoperta della frase risale al tempo della caduta del regno dei Borboni dell’avvento del Regno d’Italia.

Nei giorni successivi al passaggio tra la vecchia e la nuova amministrazione, in occasione della verifica dei locali, venne scoperta quella eloquente frase nella cella numero 9. Da chi era stata scritta? Che fine aveva fatto? Questo non si saprà mai. Il suo ricordo aleggia tra muraglioni con le finestre ancora dotate di pesanti grate. Sulla facciata c’è un grande orologio e una lapide sulla quale si regge che l’edificio è stato costruito con pubblico denaro sotto il regno di Francesco I di Borbone. C’è ancora la cappella nel cortile interno. È qui che i condannati venivano condotti, magari prima di essere avviati al patibolo. Forse passò da qui anche l’ignoto autore della frase fatta con il sangue.

Fonte: Libro “Sicilia Segreta e Misteriosa” scritto da Salvatore Spoto.

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Ultima Modifica: 9 maggio 2017

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