Doveva diventare un polo enogastronomico di eccellenze. Dove essere la nuova stazione marittima dei croceristi in arrivo nel capoluogo etneo. Oggi, invece, è stato trasformato in una discoteca privata abbandonando quindi la vocazione turistica e chiudendo l’accesso libero alla gente. Stiamo parlando della Vecchia dogana, la grande struttura nata nel 2011 all’interno del Porto di Catania.

“Questo edificio è di proprietà pubblica, dell’Autorità Portuale di Catania, è stato ristrutturato attraverso un cofinanziamento di 3 milioni 600 mila euro pubblici e non può essere gestito come cosa privata, non può la sua destinazione d’uso essere trasformata producendo un danno alla città, che ci ha pure messo i soldi”. E’ quanto denunciato, in un comunicato congiunto, dal movimento Catania bene comune, dai comitati Porto del sole e No pua e della redazione de I siciliani giovani.

Obiettivi di quel finanziamento per il “Recupero e ristrutturazione dell’edificio denominato ex Vecchia Dogana’ ricevuto dall’Autorità Portuale infatti erano tra gli altri ‘Rafforzare la competitività del sistema turistico siciliano attraverso l’ampliamento, la riqualificazione e la diversificazione dell’offerta turistica ed il potenziamento di investimenti produttivi delle filiere turistiche”; “interventi strutturali ed infrastrutturali finalizzati all’attuazione del piano strategico regionale della portualità turistica, con priorità alla realizzazione di approdi sicuri a ricettività elastica nelle isole minori e nelle località di maggiore attrazione turistica”.

Come ricostruisce Catania bene Comune, il meccanismo del finanziamento, risalente al 2006, è stato quello di un Project Financing, in questo caso molto conveniente per i privati. Il pubblico non solo aveva messo il bene ma anche una parte dei soldi, i privati avevano messo il resto in cambio della gestione per decenni. I privati sono un’associazione temporanea d’impresa formata da Evirfin S.p.A della famiglia Virlinzi, Keynesia S.r.l., Operes S.r.l. e C.P.C. S.p.A.. I costi di ristrutturazione della Vecchia Dogana sono stati così ripartiti “la spesa complessiva di Euro 8.114.981,00, dei quali Euro 4.504.981,00 a carico di soggetti privati, Euro 610.000,00 a carico dell’Autorità Portuale con fondi propri e Euro 3.000.000,00 a carico del PIT 35 Città Metropolitana” fondi europei.

La Vecchia Dogana è stata inaugurata il 28 ottobre 2011, quattro anni e mezzo fa, come “polo enogastronomico e stazione marittima”. Dopo pochi mesi però le attività economiche ospitate nei locali della Vecchia Dogana, anche a causa di affitti troppo alti e del disinteresse delle Istituzioni, hanno cominciato a chiudere.

Iniziano così le denunce di abbandono e gli appelli alle Istituzioni per la valorizzazione di quel luogo, di proprietà pubblica, costato ultimamente alla collettività 3 milioni 600 mila euro.

Ma nessuna risposta, nessuna idea di rilancio, fino a quando la nuova gestione della Vecchia Dogana Spa, ora di proprietà dell’imprenditore Mario Paoluzi, “amico e socio” di Virlinzi, concessionaria dei locali, ha deciso di concedere buona parte dei locali a una discoteca.

“L’edificio della Vecchia Dogana risulta così chiuso in entrambe le corti. I corridoi, le scale mobili, i passaggi sono sbarrati da pannelli di cartongesso e compensato. All’ingresso non ci sono più gli sportelli turistici ma i botteghini per pagare l’ingresso alla discoteca. La corte ovest è occupata da un enorme palco fisso. I pochi uffici rimasti devono fare i conti, anche la mattina, con i soundcheck per la serata. Niente di male se quello non fosse uno spazio di proprietà pubblica e di ‘grande valore storico’, come afferma la Soprintendenza, ristrutturato per diventare stazione marittima e polo enogastronomico, non certo una discoteca privata. Nel frattempo Catania attende le sue navi da crociera e pare che Autorità Portuale e Comune stiano immaginando di far transitare i turisti non più dalla Vecchia Dogana, ormai discoteca, ma dai varchi di piazza Alcalà”, si legge nella nota.

“Proprio nel momento in cui l’Amministrazione Comunale e l’Autorità Portuale stanno discutendo del futuro del porto e del suo rapporto con la città, crediamo che sia importante che a Catania si apra una discussione e un confronto sul futuro dell’area portuale, sulla sua vocazione turistica, sull’idea di water-front. Tale progettazione non può riguardare solo Sindaco e Commissario dell’Autorità Portuale ma deve coinvolgere l’intera città. La storia della Vecchia Dogana e la vicenda recente della trasformazione in discoteca ci appare, in questo contesto, paradigmatica. Sono chiari i rischi che corre la città circa il modello culturale e turistico offerto e le occasioni di sviluppo turistico che possono essere mancate, nonostante i cospicui finanziamenti. Per questo, mentre attendiamo gli sviluppi giudiziari circa i lavori della nuova Darsena, intendiamo partire proprio dalla Vecchia Dogana nell’immaginare il futuro del porto. Chiediamo all’Autorità Portuale di chiarire come sia stato possibile permettere la chiusura al pubblico di una porzione maggioritaria della Vecchia Dogana, trasformata in discoteca. Chiediamo al Comune di Catania come sia stato possibile autorizzare tale tipo di attività nei locali della Vecchia Dogana. Chiediamo alla Soprintendenza ai Beni Culturali come siano compatibili tale tipo di attività e tali interventi strutturali in un luogo sottoposto a vincolo.Chiediamo all’Autorità Portuale di aprire un confronto con la città per rivedere le modalità, fino a oggi fallimentari, di gestione della Vecchia Dogana e immaginare collettivamente il futuro di quell’area, destinata allo sviluppo turistico della città e non al profitto economico di una discoteca privata”, conclude la nota.

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Ultima Modifica: 10 marzo 2016

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