L’anfiteatro romano, dove sant’Agata subì il martirio.

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Si trova al centro di piazza Stesicoro e le sue fondamenta si allungano sotto i più moderni edifici cittadini. Il grandioso monumento romano, uno dei più grandi d’Italia, è però purtroppo seminascosto dalle costruzioni attuali. I suoi possenti ruderi sono visibili al di sotto del livello stradale, dove si conserva il corridoio che gira lungo il muro del podio. La scritta all’interno dell’anfiteatro, PER ME CIVICA CATANENSIUM SUBLIMATUR A CHRISTO, è attribuita a sant’Agata, che nei pressi di questa zona subì il martirio.

L’edificio si sviluppa sotto la rete di vie che si irradiano da piazza Stesicoro. Alcune porzioni sono visibili in due traverse di via Manzoni. L’anfiteatro è formato da una cavea di quattordici gradini divisi in tre ordini con podio e una serie di corridoi coperti di accesso alle gradinate disposti su tre piani. La circonferenza esterna è di circa trecento metri, mentre la circonferenza dell’arena è di circa duecento metri. Si è calcolato che poteva contenere quindicimila spettatori seduti e quasi il doppio in piedi con l’aggiunta di impalcature. Vi si svolgevano i famosi combattimenti dei gladiatori contro animali feroci catturati in Africa. Non è certo invece che si tenessero battaglie navali.

La materia prima per la costruzione di questa imponente opera romana è costituita dalla pietra lavica combinata con la malta cementizia, ma anche con la pietra pomice. La costruzione era abbellita da varie decorazioni di cui oggi si notano alcuni frammenti. L’anfiteatro catanese probabilmente risale alla metà del II secolo avanti Cristo. Al tempo di Teodorico il monumento sí presentava già in stato di abbandono, mentre Ruggero il Normanno utilizzò parte delle sue strutture per ricavare il materiale che gli servì per innalzare la cattedrale. I lavori per portare alla luce questa importantissima opera romana iniziarono nel 1904. Agli scavi si accede attraverso una porta di ferro.

FONTE: Il giro della Sicilia in 501 luoghi – L’isola come non l’avete mai vista (Enzo Di Pasquale).

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Ultima Modifica: 1 Marzo 2019

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