Le Saline di Marsala – Un’antica tradizione

UNA STORIA ANTICA
Lo sfruttamento della zona costiera tra Trapani e Marsala risale al tempo dei Fenici che, accorgendosi delle condizioni estremamente favorevoli, impiantarono delle vasche per ricavarne il sale, per poi esportarlo in tutto il bacino del Mediterraneo. Da qui ha inizio il sistematico sfruttamento di questa porzione di terra, bagnata da acque basse e caratterizzata da temperature spesso elevate e da condizioni climatiche (primo fra tutti il vento che favorisce l’evaporazione) particolarmente adatte all’estrazione di questo prezioso elemento, indispensabile alla vita dell’uomo.

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Una delle proprietà fondamentali del sale è il suo potere di conservare gli alimenti, caratteristica nota anche agli antichi che lo utilizzavano per la conservazione e la lavorazione di prodotti deperibili. Dai Fenici si deve però poi giungere ai Normanni per avere notizie certe delle saline trapanesi. Ed è Federico II stesso che le cita nelle Costituzioni di Menfi, rendendole monopolio della corona. Il porto di Trapani accresce in questo modo la sua importanza. Alti e bassi si alternano nella storia economica delle saline che aumentano o diminuiscono a seconda degli eventi che colpiscono il territorio: le guerre, le epidemie, il passaggio da un dominio all’altro influiscono sulla produzione e sul commercio del sale come in qualsiasi altro campo.

Il sale ancora oggi continua ad essere estratto, anche se le modalità (e soprattutto la fatica) sono cambiate ed il processo si è meccanizzato. Non si utilizzano più i mulini così caratteristici del paesaggio ed anche il lavoro degli uomini è meno duro.

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IL MUSEO DEL SALE DI NUBIA

1In una casa salaria di 300 anni è stato allestito un piccolo ma interessante museo che illustra le fasi della lavorazione del sale ed alcuni attrezzi utilizzati per l’estrazione e la raccolta: ingranaggi di mulini, pale, ruote dentate, spine, pignoni. I pannelli esplicativi alle pareti e le foto dei salinari al lavoro contribuiscono ad immergerci nei mondo delle saline.

Le saline davanti alla casa salaria costituiscono un buon esempio di come sono disposte le vasche e di quali sono le fasi della coltivazione ed estrazione del sale. Attraverso il canale demaniale vengono riempite le due vasche più esterne e più vaste, chiamate “fridde” per la temperatura dell’acqua.23 Il Mulino Americano (si veda il riquadro) che si trova tra i due bacini, utilizzando la spira di Archimede (ve n’è un esempio all’interno del museo), pompa l’acqua verso il vasu cultivu, ove essa incontra i residui della coltivazione precedente che fungono da lievito. Ii grado di salinità (misurato in Baumè) e, di pari passo, la temperatura dell’acqua aumentano. Da qui l’acqua passa alla ruffiana che ha, come suggerisce maliziosamente il nome, la funzione di intermediaria tra il “vasu” e le “caure”, dove l’acqua si scalda e raggiunge una salinità di 23° Baumè. Da qui viene convogliata nelle “sintine”: L’elevata concentrazione salma e la temperatura donano all’acqua un colore leggermente rosato. Siamo ormai alle ultime fasi: l’acqua passa nelle vasche salanti o “caseddri”, dove si formano strati puri di sale (a 27-28° Baumè) pronti ad essere raccolti in due momenti, a metà luglio e a metà agosto circa. I mucchi di sale, disposti a forma di tetto a capanna lungo l’arione, vengono lasciati all’aria ed alle piogge (per lavare via le impurità) e poi coperti di tegole per essere riparati dalle intemperie e dallo sporco.

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UN MULINO RIMESSO A NUOVO

Un tempo strumento indispensabile per macinare il sale, questo mulino di origini cinquecentesche sopravvive oggi solo grazie all’amore dei suoi proprietari (saline Ettore e Infersa) che lo hanno rimesso in funzione per permettere a chi non ne ha mai visto uno di assaporare il fascino del lavoro di un tempo.
Il mulino a stella o olandese è composto da un corpo a tronco di cono, da una cupola conica e da sei pale di forma trapezoidale con lo scheletro di legno, cui vengono applicate le vele in tessuto che si muovono al vento.
All’interno, un complesso sistema di ruote dentate, alberi ed ancoraggi permette di orientare la cupola (e quindi le pale) al vento e di sfruttare l’energia naturale per macinare il sale (come in questo caso) o per convogliare l’acqua (se il mulino è posto tra due vasche). In quest’ultimo caso al mulino è collegata la cosiddetta spira di Archimede. Le pale possono girare ad una velocità di 20 km orari e sviluppano una potenza di 120 cavalli (per azionare la macina, posta nei locali a pianterreno, sono necessari almeno 30/40 cavalli).

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Ultima Modifica: 13 maggio 2016

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