L’evoluzione di Catania: Dalla città sotterranea ai fasti del ‘900

320

Written by:

La Catania del Cinquecento, ormai quasi dimenticata se non per le testimonianze scampate alle varie distruzioni, giace ancora nel sottosuolo lavico; vi sono ancora strade, chiese, lapidi, terme e palazzi, addirittura anche alcune targhe stradali, tutto seppellito e custodito gelosamente dalla lava del 1669. Esistono dei punti dai quali è ancora possibile scendere nel sottosuolo, testimone di intrighi, nascondiglio di briganti e forse custode di perduti tesori e opere d’arte; così sono andati perduti il fiume Lognina, l’Amenano e il lago di Nicito, che si trovava di fronte al Bastione degli Infetti e aveva una circonferenza di circa sei miglia.
In un livello sotterraneo dell’Anfiteatro di Piazza Stesicoro è ancora visibile una porzione della città romana con una estensione che interessa molte vie che si diramano a partire dalla Piazza Stesicoro.

Seguiamo quindi l’evoluzione di Catania nei secoli, prendendo spunto proprio dalla città sotterranea e ripercorrendone l’affascinante storia: della città greca abbiamo poche tracce, resti di primitivi insediamenti del neofito e dell’età del rame, sono stati rinvenuti nel 1978 sulla collina di Piazza Dante. In questo stesso luogo sorgeva l’acropoli greca, mentre l’agorà era molto probabilmente ubicata nei pressi del cortile di San Pantaleone o Pantaleo, luogo sul quale sorse in seguito il foro romano; proprio in Piazza Dante, a riprova di quanto detto, è stato rinvenuto materiale greco del VII secolo. La città preesistente alla colonizzazione greca sorgeva sicuramente dove il profilo del vulcano è più nitido, anche in relazione al fatto che nell’antichità veniva scelto come stanziamento quello più ricco di significati mitici espressi nella morfologia del territorio. Allo stesso modo i greci edificavano in relazione al territorio e in seguito anche in relazione ai singoli edifici pubblici, questo facilita una visione d’insieme della Catania greca partendo come riferimento dalla già citata agorà e dall’acropoli.

La città romana era invece impostata sul cardo e il decumano, cioè due assi ortogonali attorno alle quali venivano posti gli edifici pubblici; la città si estendeva dall’Anfiteatro al Circo, posti l’uno a nord e l’altro a sud. Il foro era nel cortile di San Pantaleone, e nelle zone limitrofe sorgono ancora i resti di antiche terme come quelle di via della Rotonda e di Piazza Dante; il Teatro Greco e l’attiguo Odeon si trovano in Via Vittorio Emanuele, mentre a nord e a sud dell’anfiteatro si estendevano le necropoli delle quali sono stati identificati resti in Via Etnea, sotto la Rinascente, in Via S. Euplio e a sud della Piazza S. Maria di Gesù. La città portava il nome di Catina e aveva un Teatro, il Foro, una Basilica, una Curia, un Erario, una Zecca, un Acquedotto, le Terme, un Circo (o probabilmente un Ippodromo) e un Anfiteatro. Sempre di età romana era l’edificio scoperto durante i lavori di scavo per le fondazioni del Palazzo delle Poste nel 1924, annesso si trovava un sepolcreto, una cisterna e un vano rettangolare. Catania, durante il periodo della dominazione romana, raggiunse il suo massimo splendore e la sua bellezza fu lodata dai grandi del tempo, quali Virgilio con il poemetto “Etna”, da Cicerone e dall’imperatore Adriano, il quale fece costruire un altare sulla cima del vulcano.

Infine, particolare curioso da ricordare, fu proprio a Catania che i Romani videro per la prima volta un orologio solare nel III secolo a.C., e fu proprio a Catania che conobbero le prime terme. La città araba conosce la persecuzione dei cristiani, ma si tratta di un periodo relativamente breve, in seguito gli Arabi divennero tolleranti e apportarono notevole progresso a Catania. Furono costruiti canali per lo sfruttamento delle risorse idriche, furono impiantate nuove colture e tra queste quella delle arance, divenute in seguito simbolo della Sicilia.

Nel 1071 è la volta dei Normanni che conquistano Catania ma si dimostrano ancora più tolleranti degli Arabi; purtroppo sono rimaste poche tracce del patrimonio artistico Normanno, soprattutto a causa dei diversi terremoti; rimangono visibili le absidi del Duomo. Nel 1196 Catania passa sotto il dominio Svevo e di tale periodo storico rimane memoria nel Castello Ursino e nel portale della Chiesa del santo Carcere. Della dominazione Angioina rimangono invece tracce nella tomba di Costanza d’Aragona, sita nel transetto della Cattedrale e in quella del Viceré Ferdinando de Acuna, sita nell’abside destra, nella cappella di S. Agata. Nel 1541, la cinta muraria antica della città viene rinforzata attraverso la costruzione di nuove mura e sotto l’impulso del Viceré De Vega; le mura comprendevano sette porte e undici baluardi; la città assume la forma di un intricato susseguirsi di viuzze strette, il palazzo dell’Università sorgeva in Piazza Duomo dove adesso si trova la Porta Uzeda e il Palazzo dei Chierici, il Palazzo Comunale era di fronte alla Cattedrale.

Dopo il disastroso terremoto del 1694, Catania viene interamente ricostruita a opera del Duca di Camastra; si prevede un tessuto stradale ad assi rette che riesce a dare alla città un aspetto barocco e molto scenografico. Sorge Piazza Mazzini ad abbellire la Via Garibaldi e la città viene divisa in due parti, quella popolare a ovest con prezzi di acquisto dei terreni scontati di un terzo, e quella ecclesiastica e nobiliare a est intorno a Via Crociferi e alla Civita; le case dei più poveri si concentrano intorno al Teatro romano, all’Odeon e alle terme della Rotonda. Nella prima metà dell’Ottocento l’edilizia popolare si accentra intorno alla cinta muraria, nascono i quartieri di San Berillo, della Consolazione e del Borgo; nel 1890 viene inaugurata la Via Umberto. San Berillo non durerà però molto tempo, intorno agli anni Trenta e Quaranta si opera lo sventramento del quartiere e nello stesso periodo viene costruito un nuovo carcere e un nuovo Palazzo di Giustizia. Intervento edilizio da segnalare nella Catania del dopoguerra è la sistemazione di Largo Paisiello, tra il Grattacielo e la Villa Bellini.

Fonte: Catania Misteriosa, di Roberto La Paglia.

Condividi

Ultima Modifica: 2 ottobre 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *