LA STORIA DI RAGUSA

Le prime tracce d’insediamenti nella zona sono datate intorno al III millennio a.C., con ritrovamenti più copiosi risalenti a popolazioni locali del IX-VIII secolo a.C. Gli alti promotori dell’entroterra e gli abbondanti corsi d’acqua rappresentavano infatti condizioni favorevoli alle popolazioni primitive che si stabilirono in quest’area.
Le sorti della città ricalcano quelle della intera Sicilia, con l’alternarsi di greci, romani, bizantini e musulmani. Divenuta un importante centro agricolo e amministrativo per tutto il Medioevo, subì anch’essa le drammatiche vicende del terremoto del 1693.
Alla ricostruzione che ne seguì si deve ancora oggi la caratteristica forma del centro urbano: una parte della popolazione decise di ricostruire la città nella precedente zona, mentre altri si mossero per far sorgere la nuova città sulla collina del Patro. Si vennero così a costituire due diversi agglomerati urbani, per molti versi anche in contrasto tra loro, tanto da essere scissi nel 1865 in due diversi comuni. La Ragusa odierna rappresenta una vivace realtà nel panorama regionale, soprattutto dopo i numerosi restauri degli ultimi anni, che le hanno restituito lo splendore di un tempo.

ragaRagusa è la città più a sud d’Italia, ha riscoperto negli ultimi anni un’eccezionale vocazione turistica, grazie al suo fascino barocco incastonato nella parte antica della città (Ragusa Ibla), alle bellissime spiagge della costa e ad altri numerosi motivi d’interesse sparsi in tutta la provincia. Dal 2002 Ragusa è entrata a far parte della lista Unesco, con ben 18 siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità.
E’ divisa in due, c’è la città nuova, e la vecchia Ibla, drammatica e solitaria, la città bassa. Sull’isola dicono che sia uno dei centri più civili dell’intera regione e che ci sono ancora i negozi dei barbieri dove gli uomini si fanno i baffi e chiacchierano, i vecchi circoli dove si discute di politica, e ci si augura che la città sia sempre più linda. Arrivati a Ragusa, i circoli li vediamo: il circolo San Giorgio del 1911, il circolo di conversazione, il teatro Arezzo dove anche le donne s’incontrano, il circolo cattolico, e poi quelli di categoria, contadini e, ahimè, cacciatori.
Tutt’attorno vi è una campagna macchiata di carrubi, con qualche vecchia masseria, o una villa d’epoca isolata. E balle di fieno, i buoi ragusani, i muri a secco di pietra bianca dei vecchi e nuovi tagliapietre che vanno a scuola di scalpellino: tutto ha contribuito a fare di Ragusa un Patrimonio dell’Unesco.

RAGUSA IBLA

RAGLa discesa verso Ragusa Ibla, si può effettuare anche a piedi, grazie all’antica strada (e in passato unica) che la collega alla città superiore. Le scarpe devono essere comode, quindi signore evitate i tacchi. Sono ben 340 i gradini da percorrere.
Chi preferisce invece scendere in auto godrà della vista della città in diverse prospettive: soprattutto di sera, le luci che illuminano le piccole strade e le case addossate l’una con l’altra sul fianco della collina, rappresentano uno spettacolo unico nel suo genere: a molti sembrerà di essere davanti ad un vero e proprio presepe a grandezza d’uomo.
E’ importante ricordare che l’ingresso al centro storico di Ibla è consentito soltanto ai veicoli dei residenti, proprio a causa delle piccole strade d’accesso. Sarà possibile lasciare la propria vettura nei parcheggi presenti a Ragusa Ibla.

sangiorgioIl Duomo di San Giorgio è l’edificio più imponente di Ragusa Ibla e indiscusso gioiello del barocco siciliano. Preceduta da una spaziosa scalinata, la Chiesa venne terminata alla fine del Settecento dopo quasi quarant’anni dall’inizio dei lavori. La sua struttura a tre navate domina l’omonima piazza. Oggi si presenta all’interno di una cancellata, realizzata in ferro battuto nel 1880, che nelle ore serali viene chiusa. La facciata è ricca di decorazioni barocche, ma la sua imponente struttura sembra aver ereditato caratteristiche gotiche. Al suo interno, le vetrate del 1926 ritraggono i tredici episodi del martirio di San Giorgio.

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Ultima Modifica: 1 giugno 2016

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