SAN CONO. Urla. E pianti. Ma non solo: paura, istinto di sopravvivenza, rassegnazione. Il terrore che singhiozza in lingua araba. «Per favore, no parlo italiano», implora una delle vittime predestinate. In un’inquadratura si scorge la campagna brulla, dal verde sbiadito. Fin quando si ascolta una voce dall’accento siciliano: «Spara, spara…». Un altro giovane grida: «Merda, siti merda».

loro

I tre aggressori di San Cono.

S’intravvede una pistola. Qualcuno pronuncia la parola «fimmini». Altre urla. E pianti. Sopraffatti da una minaccia, in dialetto: «Pezzi di merda, ve ne dovete andare, non dovete venire più in paese». Perché «o mo’ paisi nun s’abbabbia». Già, non si scherza. Davvero. Poi le immagini si fanno confuse. Ma si ode, nitidamente, un colpo sordo. Una mazza da baseball. Infierire su un corpo nero e segaligno.

Missione compiuta. «Amunnini, carusi. Amuni’…». Si sente un’auto che sgomma. Mentre il video si chiude col viso di un ragazzino ferito, in preda a un rantolo affannoso col sole cocente in sottofondo.

È la prova madre. In tutto due minuti e cinque secondi. Un microfilm dell’orrore, girato dal telefonino di uno dei tre minorenni egiziani aggrediti, che incastra gli aggressori.

Fonte: Ecco il link.

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Ultima Modifica: 22 agosto 2016

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