In un periodo che si perde alle radici della storia, un piccolo vulcano a nord dell’Etna si sveglia ed erutta un’enorme massa di lava che si fa strada fino al mare ed immergendosi forma capo Schisò. Il percorso tortuoso del fiume di lava viene in seguito solcato da un corso d’acqua che vi si insinua levigando e pulendo i massi lavici dalle scorie.
Verso la fine del suo percorso, l’acqua incontra forse una massa di terreno più friabile e si fa strada liberando due alte pareti di durissimo basalto caratterizzate da affascinanti forme prismatiche. Sono le gole, di cui solo un tratto è oggi facilmente accessibile.

QUANDO ANDARE
Le gole sono percorribili quando l’acqua è bassa per un tratto compreso tra i 50 e i 200 m. All’entrata è possibile munirsi di stivali-salopette (tipo da pescatore) da indossare per evitare di bagnarsi nelle acque, sempre molto fredde, del fiume. Normalmente il letto del fiume è praticabile da maggio a settembre. Il resto dell’anno si può solo arrivare all’imbocco delle gole. La risalita può essere fatta in ascensore. E’ possibile fare agricampeggio in apposite piazzole. Il nome del fiume, e della valle omonima, risale al periodo di dominazione araba, Al Qantarah, e si riferisce ad un ponte ad arco costruito dai Romani e capace di resistere
alle irrompenti piene del fiume che ancora oggi offrono uno spettacolo impressionante.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

LA LEGGENDA DELLE GOLE DELL’ALCANTARA
Si dice che le celebri Gole dell’Alcantara nell’entroterra di Taormina siano state scavate dall’ira degli Dei: un modo per interpretare la antiche eruzioni di vulcani spenti da millenni, ma legati per sempre a questo splendido angolo di Sicilia.

Secondo una leggenda siciliana la valle del fiume Alcantara, nell’entroterra di Taormina, sarebbe il frutto di un’eruzione vulcanica scatenata dall’ira degli Dei, nella notte dei tempi, per punire la malvagità di un contadino disonesto.

E’ solo una favola, naturalmente, ma si avvicina alla verità quando ricorda l’esistenza di un antichissimo vulcano fra l’Etna e i monti Peloritani: il piccolo cono del Monte Moio dal quale davvero scaturì un’eruzione nel terzo millennio avanti Cristo, e immense masse di lava si riversarono verso il mare proprio lungo la valle dell’Alcantara.

Sarebbe il racconto di un’eruzione come tante, se all’epoca di questo remoto cataclisma la concomitanza di un terremoto non fosse intervenuta a modellare la pietra ancora incandescente, producendo una profonda fessura nel terreno appena trasformato (70 metri di profondità).
Le acque del fiume si impadronirono presto dello strettissimo canyon, ed è probabilmente questa l’origine delle attuale Gole dell’Alcantara: uno dei più fotografati scenari naturali di Sicilia.

COME ARRIVARE
Siamo a un passo da Taormina e Giardini Naxos: Le Gole dell’Alcantara si raggiungono percorrendo per 13 chilometri la statale 185 verso l’entroterra in direzione Francavilla di Sicilia.
Vi si scende a piedi lungo un sentiero, oppure con un moderno ascensore: fra i mesi di maggio e settembre, quando l’acqua è più bassa, è possibile esplorare un bel tratto dell’imponente canyon, levigato e reso lucido dall’azione dell’acqua nel corso dei secoli.

La zona dell’Alcantara merita certamente una giornata di escursione, ma può essere anche il punto di partenza di un itinerario più articolato, in direzione dell’Etna, alla scoperta di altri splendidi scenari naturali e centri abitati nella regione dei vulcani.
Già Francavilla di Sicilia, incorniciata dai monti Peloritani in testa alla valle delle grandi Gole, invita ad ammirare dalla collina dell’antico castello medievale un superbo panorama di rocce laviche, con suggestivi giochi d’acqua.

Condividi

Ultima Modifica: 25 marzo 2016

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *