Architettura catanese del settecento dopo il terremoto del 1693

Il terremoto dell’11 Gennaio 1693 distrusse quasi interamente la città. Catania risorse seguendo un piano edilizio ed economico promosso da Giuseppe Lanza, Duca di Camastra e rappresentante dell’amministrazione vicereale di Francesco Pacco di Uzeda, giunto a Catania il 14 Febbraio dello stesso anno. Il piano di rinascita e la sua successiva attuazione diedero luogo al seguente schema viario: la Via Uzeda, (oggi Via Etnea), posta in senso sud—nord, uscente da Piazza Duomo e orientata verso il vulcano; l’arteria, fino alla seconda metà del Settecento, si concludeva a Piazza Stesicoro attraversando Piazza Università ed era la sede dei vari poteri e servizi cittadini, vi si trovavano quindi l’Università, il Mercato, l’Ospedale, oltre a sedi ecclesiastiche e municipali.

La Via del Corso, (oggi Via V. Emanuele), si estendeva in senso est—ovest ed era tangenziale a Piazza Duomo. La Via Sanfilippo, (oggi Via Garibaldi), usciva da Piazza Duomo ed era pressoché parallela, più a sud, alla Via del Corso. Le altre due principali arterie erano Via Lanza, (oggi Via San Giuliano), che attraversava ortogonalmente la Via Lanza, ma più a nord, all’altezza dei Quattro Canti, e la Via Crociferi, parallela a ovest alla Via Lanza. Su queste vie presero vita i palazzi più rappresentativi dell’edilizia catanese del Settecento, e su questi lavorarono valenti artigiani, capomastri, intagliatori, oltre che validissimi architetti quali Alonzo Di Benedetto, Girolamo Palazzotto, Stefano Ittar e Giambattista Vaccarini. Lo schema prevalente era quello del palazzo nobiliare: pianoterra, (con finestre o con botteghe, con o senza mezzanino, e portale centrale), piano nobiliare, (con balcone del salone principale a tribuna sul portale), ed eventuale piano della servitù. Purtroppo le notizie sugli edifici storici catanesi rimangono scarse in seguito all’incendio del 14 Dicembre 1944, che coinvolse il Palazzo Comunale e parte dell’archivio in esso contenuto. Ricordiamo, brevemente, alcuni dei palazzi storici catanesi nei quali è possibile rintracciare le tecniche di costruzione descritte sopra:

Palazzo degli Elefanti (o Senatoriale o Loggia): si trova sul lato settentrionale di Piazza Duomo. Viene chiamato anche Loggia per via della presenza di un portico all’interno sotto il quale, prima del 1308, erano soliti riunirsi il Patrizio e i Giurati (Sindaco e Giunta).

Palazzo dei Chierici: si trova nella parte meridionale di Piazza Duomo. Iniziato nel 1700 da Alonzo Di Benedetto, (unico architetto catanese sopravvissuto al terremoto), e ingrandito e completato nel 1757 da Francesco Battaglia. E’ costruito sui resti delle fortificazioni del 1500 e ingloba la Porta dei Canali, vecchia porta d’ingresso alla Città.

Palazzo Pardo: nell’angolo sud-ovest di Piazza Duomo, alla sua destra la Fontana del fiume Amenano. Si tratta di uno dei primi palazzi costruiti dopo il terremoto del 1693.

Palazzo Zappalà: sul lato occidentale di Piazza Duomo. Uno dei pochi palazzi che riproducono fedelmente lo schema di costruzione del palazzo patrizio settecentesco: piano terra, (con botteghe a una luce con il loro mezzanino), piano nobile, piano della servitù.

Palazzo dell’Università (o Almo Studio, o Syculorum Gymnasium): si trova sul lato occidentale di Piazza Università. Ricostruito dopo il terremoto del 1693 per mano di vari artisti, ultimo Vaccarini, chiamato nel 1730 a dirigerne la costruzione. Alla morte di Vaccarini, a causa del protrarsi dei lavori, subentrò Giuseppe Palazzotto, quindi la direzione passò a Stefano Ittar e in seguito a vari architetti che lavorarono incessantemente al sua mantenimento e alla difesa contro i frequenti terremoti.

Palazzo San Giuliano: sul lato orientale di Piazza Università, con un progetto attribuito a Vaccarini. Anche questo edificio riporta lo schema del palazzo nobiliare del Settecento, con in più la tribuna che poggia su due colonne tolte dall’Anfiteatro Romano: fu in passato residenza della famiglia San Giuliano.

Palazzo Gioieni: all’angolo nord-est di Piazza Università. Palazzo San Demetrio: sull’angolo nord-ovest dei Quattro Canti, il primo edificio costruito dopo il terremoto. Apparteneva al banchiere Don Eusebio Massa, che lo realizzò in così breve tempo da anticipare addirittura il piano di ricostruzione del Duca di Camastra.

Palazzo Carcaci: in Via Etnea, nell’angolo nord-est dei Quattro Canti. Di questo edificio si conosce ben poco, ospita nella seconda corte interna la famosa Pietra del Malconsiglio. Palazzo dei Minorili: in Via Etnea, incrocio Via Prefettura. Palazzo Cilestri: di fronte al Palazzo dei Minoriti.
Palazzo Tezzano: sul lato settentrionale di Piazza Stesicoro.

Palazzo Valle: con ingresso da Via V. Emanuele, è una delle opere più significative del Vaccarini e rappresenta al contempo il prototipo dell’edilizia civile catanese del Settecento. Il piano terra è destinato a botteghe e collegato con il piano ammezzato; sopra l’ammezzato è il piano nobile, la dimora del proprietario; la corte interna è rimasta purtroppo incompiuta. Palazzo Serravalle: poco distante dal Palazzo Valle, sempre in Via V. Emanuele.

Palazzo del Collegio Cutelli: sulla Via V. Emanuele, prospiciente sulla parte nord della piazza omonima. Il palazzo fu largito alla città dal Giureconsulto Cutelli come collegio per nobili rampolli. La corte interna è attribuita al Vaccarini.

Palazzo Reburdone: all’estremità est di Via V. Emanuele, angolo con Piazza dei Martiri. Apparteneva, all’epoca, ai signori Guttadauro Reburdone; la sua costruzione risale al 1776 circa.

Altri edifici di notevole importanza, ma forse meno conosciuti, sono:
Palazzo Gravina—Cruyllas: vi nacque Vincenzo Bellini e si trova sul lato occidentale di Piazza San Francesco. Pur rispecchiando lo schema del palazzo nobiliare, risulta molto rimaneggiato soprattutto negli interni.
Palazzo Manganelli: sul lato orientale dell’omonima Piazza.
Palazzo Asmundo: sull’omonima piazzetta, al termine di una traversa di Via Crociferi.
Palazzo Villaruel: realizzato seguendo lo schema del palazzo nobiliare e classico esempio di architettura tardo-barocca.
Villa Cerami: conclude la Via Crociferi. Costruita su bastioni del ‘500, dove venne ricavato un giardino pensile.
Casa dei Crociferi– sul lato ovest di Via Crociferi. Era l’ex Convento della Chiesa di San Camillo.
Palazzo dell’ex Collegio dei Gesuiti: all’angolo sud-ovest dell’incrocio tra Via Crociferi e Via San Giuliano. Corrisponde architettonicamente alla regola del “Modo Nostro” adottata dall’Ordine dei Gesuiti, cioè una regola d’impianto distributivo molto rigorosa che distingueva l’edificio in tre aree funzionali: Area Collegii, (dei padri), Area Scholarum, (degli studenti), e Rustica, (area destinata agli attrezzi e ai depositi).
Convento di San Giuliano: all’angolo sud-est dell’incrocio tra Via San Giuliano e Via Crociferi. Probabile opera di Vaccarini che approntò i disegni della Chiesa omonima.
Palazzo Clarenza di Santa Domenica: si trova a destra sulla Via Rapisardi, provenendo da Piazza Bellini, ed è un altro prototipo dell’edilizia nobiliare catanese. Una particolare menzione va infine a Palazzo Hernandez, nel quartiere della Civita, opera incompleta del Vaccarini, e alla Casa dei Platamone, all’interno del Monastero di San Placido, con un balcone decorato da fasce alterne di pietra lavica e calcare bianco; è tutto quello che resta della leggendaria casa dei Platamone risalente al 1400 e costruita nel luogo dove si vuole, tradizionalmente, nacque e visse S. Agata.

Fonte: Catania Misteriosa di Roberto Paglia.