Le terme della Rotonda di Catania: Un tesoro nascosto

Ubicata tra la via omonima e le vie Gesuiti, Marino e della Mecca, il complesso della Rotonda è sede di importanti testimonianze archeologiche e monumentali che raccontano la storia di Catania.

Nell’area sono testimoniate preesistenze dell’Eneolitico antico e di età greca.

Tra il I e il II sec. d.C. venne costruito un vasto impianto termale, rimasto in uso fino al VI secolo. Ad oggi si conoscono nove ambienti, disposti a sud e ad est della grande sala circolare, detta “Rotonda”, in origine pavimentati a mosaico o in marmo e con le pareti affrescate.

A nord della sala della “Rotonda” insiste una grande cisterna, che, collegata ad un ramo dell’acquedotto antico che scendeva da via Minoritelli, alimentava l’impianto termale. Costruita su un pendio, la cisterna sul lato meridionale era sostenuta da un’alta parete con esedre, raccordata alla Rotonda attraverso una corte quadrata, abbellita ai lati da un sistema di arcate o esedre. Sui lati est ed ovest della corte le arcate proseguivano anche all’interno della sala della “Rotonda”. Quest’ultima aveva probabilmente il suo ingresso originario dal lato meridionale della corte, attraverso una grande arcata fiancheggiata da due archi minori.

Non è chiara la funzione della sala della “Rotonda” durante questa fase: essa presenta al suo interno numerose vasche che la rendono simile ad un calidarium termale o ad un ninfeo.

La grande aula ha un impianto quadrato che, attraverso un articolato sistema radiale di arcate ed esedre, culmina al centro in un grande spazio circolare coperto da una cupola a tutto sesto.

Nel penultimo decennio del VI secolo, dismesso l’impianto termale, l’aula fu trasformata in chiesa, con la costruzione di un’abside, che occluse l’arcata centrale del primitivo ingresso. La cisterna venne suddivisa in due vani al servizio della chiesa, e due ingressi furono tagliati nelle esedre del muro meridionale. I reperti di questo periodo sono di notevole pregio e testimoniano dell’importanza della “Rotonda” durante questa fase.

Non sono note le più antiche vicende della chiesa, forse sin dalle origini dedicata a Santa Maria. Nel presbiterio si conservano porzioni di affreschi medievali con le figure della Madonna in trono e dei vescovi Nicola e Leone il Taumaturgo, e della Madonna in trono con il Bambino nella cappella sud-est.

Nel IX secolo l’area circostante la “Rotonda” fu occupata da una necropoli che rimarrà in uso almeno fino al tardo Rinascimento.

Il terremoto del 1169 danneggiò gravemente il lato orientale del presbiterio che fu temporaneamente abbandonato. Mutando l’orientamento della chiesa, fu costruita una nuova abside sul lato orientale e un nuovo ingresso con arco acuto, ancora esistente, sul lato occidentale. Nel tardo Rinascimento si tornò al primitivo orientamento con l’abbandono dell’abside orientale. La riparazione del vecchio presbiterio comportò l’occlusione del sistema di arcate di età romana; un nuovo ingresso di stile manierista fu aperto sul lato meridionale e la Rotonda assunse una configurazione simile a quella mantenuta fino alla sconsacrazione della chiesa.

Risale al XVIII secolo un nuovo ciclo di affreschi, di cui rimangono ampie porzioni. Nel presbiterio vi sono raffigurazioni dedicate alla Vergine (annunciazione, natività, assunzione).

Sotto la cupola vi sono gli evangelisti e i santi Pietro, Paolo, Lucia, Agata e Omobono, sopra i quali corre una lunga iscrizione in latino che attribuisce a San Pietro la trasformazione in chiesa di un originario pantheon romano: ciò che la pietà dei catanesi aveva eretto all’inutile superstiziosa venerazione di tutti gli dei questo stesso tolto l’errore della falsa religione negli stessi primordi della nascente fede San Pietro principe degli apostoli consacrò nell’anno di grazia 44 a Dio Ottimo Massimo e alla sua genitrice ancora vivente nell’anno II di Claudio imperatore.

A partire dal XVI secolo, l’area intorno alla “Rotonda” fu occupata da edifici che celarono del tutto le strutture antiche, delle quali, già intorno alla metà del’800, si era perduto il ricordo.

Nel 1943 la Rotonda fu danneggiata dai bombardamenti e chiusa al culto. Nel dopoguerra gli arredi sacri furono rimossi, gli affreschi scalpellati e il piano pavimentale, in origine molto più alto, scavato fino a mettere in luce le strutture termali romane. L’isolato a sud della “Rotonda”, distrutto dalle bombe, fu sottoposto a scavi archeologici che hanno rimesso in luce l’edificio termale romano. Sul lato nord la corte quadrata rimase serrata e inaccessibile tra gli edifici danneggiati, dei quali, durante i recenti restauri, si sono mantenute le quinte stradali che oggi recintano l’area archeologica. Altre porzioni degli edifici ottocenteschi sono state, invece, recuperate e adattate a servizio del monumento e all’accoglienza dei visitatori.

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