L’Etna: il vulcano attivo più alto e più grande d’Europa

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L’Etna, detto anche Mongibello, dal latino-arabo Mons e Jebel, “la Grande Montagna“, o, come familiarmente lo chiamano i siciliani, “a Muntagna”, è il vulcano attivo più alto e più grande d’Europa, con i suoi 3343 metri di altezza e con un raggio medio di 20 Km.
La sua presenza ha influenzato sia la cultura sia la vita di tutti i paesini etnei, i cui abitanti vivono in simbiosi col vulcano.
Le sue fumate, le esplosioni e le colate laviche ricorrenti sono ormai una routine per coloro che vi risiedono e servono unicamente a non far mai dimenticare che esiste un vulcano sotto i loro piedi.
Lungo i suoi fianchi sono presenti un gran numero di crateri, riuniti in oltre duecento gruppi, tra i quali i più famosi sono sicuramente i Monti Rossi, nel versante meridionale, verso Nicolosi, che hanno avuto origine dall’eruzione del 1669.
Le prime eruzioni, avvenute circa 700.000 anni fa, furono sottomarine, poiché tutta la zona era occupata da un golfo; l’emersione avvenne successivamente in seguito all’accumularsi di lava ed a un generale sollevamento dell’area.

Già gli antichi conoscevano la natura vulcanica dell’Etna, indicato come fucina di Vulcano e dei Ciclopi, o come la colonna del cielo, sotto di cui giaceva il gigante Tifone, che, torcendosi, faceva tremare il suolo.
Nell’era moderna l’eruzione più famosa fu quella del 1669 che, preceduta da terremoti locali, l’11 marzo aprì uno squarcio dal cratere centrale a Nicolosi.
Avvicinandosi ai nostri giorni meritano di essere citate le eruzione seguenti: quella del 1811, che formò molte bocche tra le quali quella di Monte Simone nella valle del Bove e l’eruzione del 1892 che formò quattro grandi crateri detti Monti Silvestri.
Numerose sono state anche le eruzioni nell’ultimo secolo. Nel 1917 dalla bocca si sollevò una fontana di lava alta circa 800 metri che riversò, in pochi minuti, tre milioni di metri cubi di lava fluidissima. L’eruzione più violenta della prima metà del secolo fu quella del 1928 che, sgorgata da una lunga fenditura, giunse sino a Mascali, distruggendola. Molte altre eruzioni minori modificarono ulteriormente l’aspetto del vulcano.

COME SI E’ FORMATO L’ETNA?

Intorno a 130 milioni di anni fa l’Africa, spinta dalla dilatazione dell’Atlantico meridionale, si avvicinava all’Europa, chiudendo lentamente l’oceano Tetide che esisteva tra i due continenti.
Circa 80 milioni di anni fa, mentre l’Atlantico si allargava e l’Africa continuava a muoversi verso Nord-Est, l’oceano Tetide era praticamente scomparso e i bordi irregolari dei due continenti si trovavano uno di fronte all’altro.
Il profilo settentrionale dell’Africa presentava una grossa sporgenza, o una serie di isole, che si frapponevano tra i due margini. Questi isolotti, o questa penisola, compressi tra le due placche continentali, sono in parte la futura Italia.

In base alla teoria della tettonica a zolle, i vulcani si formano prevalentemente quando la litosfera terrestre subisce fenomeni di compressione o di distensione. Nel primo caso, una zolla è spinta fino a incunearsi sotto un’altra e sprofonda nel mantello, mentre nella distensione una zolla si rompe lungo una frattura e si formano due pezzi di litosfera che si allontanano uno dall’altro.
I movimenti delle zolle provocano variazioni fisiche (pressione, temperatura, ecc…) che favoriscono in profondità la formazione di magmi e la loro risalita verso la superficie.
I magmi hanno caratteristiche diverse e, in particolare, quelli eruttati nelle zone in distensione sono di composizione prevalentemente basaltica.

Le eruzioni siciliane, sia quelle più antiche degli Iblei (iniziate circa 10 milioni di anni fa), che quelle dell’Etna, hanno prodotto magmi con caratteristiche vicine a quelli che si formano nelle aree in distensione, benché la Sicilia si trovi in una zona in compressione.
Questa particolarità potrebbe essere giustificata con la formazione di fratture, perpendicolari alla spinta compressiva, che tendono ad allargarsi e a creare zone in distensione inserite in una più ampia area di compressione.
La zona del margine orientale della Sicilia risponde alla spinta dell’Africa fratturandosi e favorendo in questo modo la risalita di magmi stagnanti in profondità che hanno formato i vulcani degli Iblei e dell’Etna. Le isole vulcaniche dell’arco delle Eolie, così come il sollevamento che forma i Monti Peloritani, sono invece conseguenza di fenomeni di compressione e subduzione.

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Ultima Modifica: 3 maggio 2017

One Response to " L’Etna: il vulcano attivo più alto e più grande d’Europa "

  1. […] è attualmente sommerso dalle acque dell’Amenano, il fiume coperto dall’eruzione dell’Etna del 1669 e che da allora scorre sotterraneo, le cui acque in età romana erano convogliate nel […]

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